Italian poem
Profonda, solitaria, immensa notte
Profonda, solitaria, immensa notte; Visibil sonno del divin creato Su le montagne già dal fulmin rotte, Su le terre che l’uomo ha seminato;
Alte da i casti lumi ombre interrotte; Cielo vasto, pacifico, stellato; Lucide forme belle, al vostro fato, Equabilmente, arcanamente, addotte;
Luna, e tu che i sereni e freddi argenti Antica peregrina a i petti mesti Ed a’ lieti dispensi indifferenti;
Che misteri, che orror, dite, son questi? Che siam, povera razza de i viventi?... Ma tu, bruta quïete, immobil resti.