Versos Italian Giosuè Carducci Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley

Italian poem

Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley

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PRESSO L’URNA di percy bysshe shelley

Lalage, io so qual sogno ti sorge dal cuore profondo, so quai perduti beni l’occhio tuo vago segue.

L’ora presente è in vano, non fa che percuotere e fugge; sol nel passato è il bello, sol ne la morte è il vero.

Pone l’ardente Clio su ’l monte de’ secoli il piede agile, e canta, ed apre l’ali superbe al cielo.

Sotto di lei volante si scuopre ed illumina l’ampio cimitero del mondo, ridele in faccia il sole

de l’età nova. O strofe, pensier de’ miei giovini anni, volate omai secure verso gli antichi amori;

volate pe’ cieli, pe’ cieli sereni, a la bella isola risplendente di fantasia ne’ mari.

Ivi poggiati a l’aste Sigfrido ed Achille alti e biondi erran cantando lungo il risonante mare:

dà fiori a quello Ofelia sfuggita al pallido amante, dal sacrificio a questo Ifïanassa viene.

Sotto una verde quercia Rolando con Ettore parla, sfolgora Durendala d’oro e di gemme al sole:

mentre al florido petto richiamasi Andromache il figlio, Alda la bella, immota, guarda il feroce sire.

Conta re Lear chiomato a Edippo errante sue pene, con gli occhi incerti Edippo cerca la sfinge ancora:

la pia Cordelia chiama: — Deh, candida Antigone, vieni! vieni, o greca sorella! Cantiam la pace a i padri. —

Elena e Isotta vanno pensose per l’ombra de i mirti, il vermiglio tramonto ride a le chiome d’oro:

Elena guarda l’onde: re Marco ad Isotta le braccia apre, ed il biondo capo su la gran barba cade.

Con la regina scota su ’l lido nel lume di luna sta Clitennestra: tuffan le bianche braccia in mare,

e il mar rifugge gonfio di sangue fervido: il pianto de le misere echeggia per lo scoglioso lido.

O lontana a le vie de i duri mortali travagli isola de le belle, isola de gli eroi,

isola de’ poeti! Biancheggia l’oceano d’intorno, volano uccelli strani per il purpureo cielo.

Passa crollando i lauri l’immensa sonante epopea come turbin di maggio sopra ondeggianti piani;

o come quando Wagner possente mille anime intona a i cantanti metalli; trema a gli umani il core.

Ah, ma non ivi alcuno de’ novi poeti mai surse, se non tu forse, Shelley, spirito di titano,

entro virginee forme: dal divo complesso di Teti Sofocle a volo tolse te fra gli eroici cori.

O cuor de’ cuori, sopra quest’urna che freddo ti chiude odora e tepe e brilla la primavera in fiore.

O cuor de’ cuori, il sole divino padre ti avvolge de’ suoi raggianti amori, povero muto cuore.

Fremono freschi i pini per l’aura grande di Roma: tu dove sei, poeta del liberato mondo?

Tu dove sei? m’ascolti? Lo sguardo mio umido fugge oltre l’aurelïana cerchia su ’l mesto piano.