Versos Italian Giovanni Antonio Volpi Deh fuggi al monte

Italian poem

Deh fuggi al monte

by (1513–1588)

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DEH fuggi al monte Con ali pronte Colomba semplicetta; Già stride (ascolta) Dall’arco sciolta La rapida saetta. Girar si vede Vago di prede Il cacciator d’Averno; E non lontani Latrano i cani Del grand’esilio eterno. Rauco d’intorno, Mormora il corno, E ’l bosco ne rimbomba: Fuggi lo stuolo, Raddoppia il volo Semplicetta colomba: Tremano a schiere Augelli e Fere Ne’ cavi lor segreti Fuggi ben tosto; Ecco disposto Vischio, lacciuoli, e reti. Tutto è periglio; Fuggi l’artiglio Dello sparvier grifagno: La tortorella Già le quadrella Han tolta al suo compagno, Già dentro al fido Vedovo nido, Sparso di sangue e piume, Lo sposo afflitto Riman trafitto, E lascia il dolce lume. Queste, e non sole, Sagge parole Mi scesero all’orecchio, Mentre amorose Vermiglie rose Di coglier m’apparecchio. Scarco d’affanno Era dell’anno, E di mia etate aprile: Io non so come Far alle chiome Volea serto gentile. Ma d’improvviso Cangiando il viso Tremai d’alto spavento, D’angoscia e doglia, Qual secca foglia, Cui scuote e porta il vento. Se non che il cuore Sgombran d’orrore Zeffiretti beati: Già l’ali stendo Sicura, e prendo Un de’ miei voli usati, Desìo mi porta Dietro alla scorta, Che a’ veri Beni adduce: Di balza in balza La mente s’alza Ver l’increata luce. Dal chiaro albergo Mi volgo a tergo, E miro il basso Mondo: Or dov’è ’l bosco Più nol conosco, Nè Terra, o Mar profondo, In aurea gonna D’Adria la donna Ov’è, di pace esempio? Ove quel denso Popolo immenso, E la gran torre e ’l tempio Quel più non veggio Corso, e remeggio Di vaghe navicelle: Non odo i canti De’ folli amanti Ad uscì di donzelle. Nè il guardo scerne L’ampie paterne Natìe mura soavi, Nè più affigura Per l’aria oscura Le memorie degli Avi. Punti e faville Cittadi e ville Pajon dal mio ricetto: Quel di Fortuna Sotto la Luna Gran regno quant’è stretto! Ben parmi udire Da lunge l’ire Del nemico schernito; Audace e stolto Ei leva il volto, E a’ Suoi mi mostra a dito. Scagliano strali, Dispiegan l’ali Quai sozzi pipistrelli, E al bel soggiorno Volano intorno Mille angeli ribelli. Ma troppo avanza L’eccelsa stanza Lor frecce elette e prime: Debili e manche Riedono e stanche Pria di toccar le cime. Oh qual beato Tranquillo stato Convien che goda e speri Chi a te s’appiglia Pietra vermiglia Porto de’ miei pensieri! Oh dolci e quete Cinque segrete Nell’alta rupe aperte Grotte, ove obblìa L’anima mia. Tante noje sofferte! Oh disiata Cara beata Libertà di sospiri O santo amore, Del mio Signore, Che quì spesso t’aggiri! Non pioggia o gelo Quì, nè dal Cielo Scenda falda di neve; Ma sol rugiada Che lenta cada, La mente avida beve. Quì mi consola Di sua parola; Mi guida, e mi sostiene Campion del Vero, L’onor primiero Dell’affricane arene. In questo loco Soave fuoco Non grave folgor piomba: Or qui starommi Chiusa, e vivrommi Semplicetta colomba. Ma qual ristaura Di placid’anra Soffio le molli fronde? Egli è l’ascoso Eterno Sposo, Che a’ sospir miei risponde. Non mi sia tolto Vederne il volto; Vieni, o Sposo, e t’affretta: Vieni, e dà vita Alla romita Colomba semplicetta.