Italian poem
Non sempre in duro usbergo Eroe s'involve
by Giovanni Antonio Volpi (1513–1588)
NOn sempre in duro usbergo Eroe s’involve, Cui bel desìo di gloria il petto accenda, E nella pugna orrenda Sparso la man di sangue, il crin di polve Teste d’ingiusti Re consacra a Dite, Vittime pingui agli alti Dei gradite. Per questa via di rischi e d’orror piena Giunse a calcar le stelle Ercole, il grande: Fu dell’opre ammirande La Grecia, anzi l’Europa angusta scena, Nè mai d’uomini rei tant’ombre ignude Vide il nocchier dell’infernal palude. Alfin deposta la mortal sua spoglia, Che la fiamma e ’l velen consunse in Eta, Venne con fronte lieta Alla chiara del Cielo eterna soglia, E Micene obliando ed Argo e Tebe Cessò da lunghi affanni in braccio ad Ebe. Tal le mura lasciando empie di Troja Del Xanto uscia sull’arenosa riva Contra la gente Argiva Il prode Ettor, de’Suoi speranza e gioja, E da lunge il vedean romper le squadre La dolce sposa, e la canuta madre. Tal Scipion, quel fulmine di guerra, Unendo de’ Latini il fiore e ’l nerbo, Dell’African superbo Pose i trionfi e ’l grave orgoglio in terra; Onde giacque Cartago oppressa e doma, E l’antico splendor tornossi a Roma. Tal dovunque volgea l’invitte prore Il duce Morosin, flagel de Traci, A gli avversarj audaci Tingea le guance di letal pallore; Che l’appressar della terribil possa Scorrersentiasi un duro gel per l’ossa. Al fianco del gran Zio la spada strinse Contro barbareschiere in lido strano, Signor la vostra mano, E d’Oriente i mostri in guerra estinse; Come s’addestra alle paterne prove Giovanetto leon con l’unghie nuove. E, se non che ’l consiglio alto del Cielo Vi fe’ per altra via volger il corso. Già posto avrebbe il morso All’Ottomano ingordo il vostro zelo, Quando v’elesse contra l’empia setta La Patria esecutori di sua vendetta. Ma perchè d’ogni lode umana e frale Il valor militar trapassi il segno, E fin di Giove al regno Per l’aereo sentier s’erga con l’ale, Non fian di voi, Signor, l’opre men conte, Cui l’arbor di Minerva orna la fronte, Voi scelse a castigar le tante offese Adria gentil di sue sprezzate leggi: Foste ne’ primi seggj Genio felice dell’eroiche imprese, E fur di vostra fè ben degni onori De’ Secreti le chiavi, e de’Tesori. Ma come gemma pellegrina e rara Non sotto manto e sotto velo, ascosa Tien giovinetta sposa, Anzi ne’ templi a farne pompa impara, Sì Venezia volea de’ vostri pregj Dolce invidia destar ne’ sommi Regi. Volea che sul Danubio, o sulla Senna Scioglieste a pro del suo felice impero Piena d’alto mistero Lingua, che poco dice e molto accenna, Ma gli eterni decreti oppose il Fato A’ voti della Patria e del Senato. Bella messe di palme a voi serbava La frenata licenza, il vizio oppresso In questo suolo stesso, Dove superbo e minacciosa andava, Nè ’l castigo vicin folle vedea, Come sempre per lui dormisse Astrea. Qual; se neve si strugge o, pioggia cade Larga dal Ciel, torrente irato freme, E seco tragge insieme Piante case pastori armenti e biade, E rotti impetùoso argini e sponde Occupa i campi,e i termini confonde: Dileguossi per voi la cieca notte, Che di Brenno oscurava il bel paese: Già sono estinte, o prese, O ritornan le Fere alle lor grotte; Così Giove talor fulmini avventa, E col ferire un sol mille spaventa Or che l’aria è tranquilla, e voi sì puri Astro benigno diffondete i rai, Seren più che altro mai, Vivremi senza timor lieti e sicuri Nè fia che rea Fortuna in noi saetti Al chiaro balenar de’ vostri aspetti. Come nocchier, che si ritragga in porto Del Mar fremente, i popoli divoti Porgean preci e voti A Voi d’ogni lor mal schermo o conforto E del gran nome vostro andrassi altera Quella sacra di Cigni eletta schiera. D’inni leggiadri a voi gentil corona, Che verde fia dopo ben cento lustri, Tesson con cetre iudustri Le belle Dee di Pindo e d’Elicona. Sù via dell’opre grandi orvi godete, E la fronte severa omai sciogliete. Di Latona il figliuol, poi ch’ebbe spento L’infamia di Parnaso, il fier Pitone, A soave canzone L’invitto suo valor fece argomento, E godeva in mirar l’uccisa belva Col gran corpo ingombrar la vasta selva.