Versos Italian Giovanni Antonio Volpi Eccelso Duce, a cui stan sempre al fianco

Italian poem

Eccelso Duce, a cui stan sempre al fianco

by (1513–1588)

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ECcelso Duce, a cui stan sempre al fianco Giunte vera Virtute, alta Fortuna, Coppia d’invidia degna e rara al Mondo, Che uscito appena dall’aurata cuna Col piè non fermo i fior del sentier manco Lunge lasciasti, e ’l basso oscuro fondo; E, poi che ’l tempo in pel canuto il biondo Cangiò, n’andasti di que’ nodi sciolto, Onde va stretto il vulgo avaro e vile: Chiaro Signor magnanimo gentile, Che i prischi esempj a rinnovare hai tolto, Oh come lieto ascolto Il grido popolar che sì t’applaude, E quella che ti segue, immensa laude. I’ non potrei ridir qual puro e peno Scender fiume di gioja al cuor mi senta Mirando le due Dive a te compagne. L’una tranquilla, e de’ suoi Ben contenta Stringe i caldi voler con dolce freno, E vince il corso delle rote magne, Nè ride a’ lieti, nè gli avversi piagne Subiti casi, ma sicura e forte Tien sù base quadrata ambe le piante, Base di saldo e lucido adamante, Cui non ponno crollar gli anni o la morte; De’ tuoi rischj consorte Costei, come suol madre al caro figlio, Fu sempre al viver tuo schermo e consiglio. L’altra, del sommo Dio ministra eletta, Che dona, e toglie, e con poter sovrano Le cose di quaggiù turba e confonde, Già men altera or sembra, e ’l guardo umano Placida volge, nè a girar s’affretta Suo mobil sasso, e l’ire usate asconde. Le vaghe luci angeliche gioconde Tien fise in te quasi in sua nobil’opra Pur come Fidia un dì godea di Giove Tourante, a cui formar tutte sue prove Con arte usò, che a più famosi è sopra. Or d’obblìo si ricopra, Ch’un simulacro ei fe’ di spirto privo; Quest’è l’idea dell’onor vero e vivo. Fra ’l popol denso oltra mi metto, e al trono Più m’avvicino, e in grave amabil voce Odo parlar la gloriosa donna, Che del fiume Brittanno all’alta foce Fe’de’tuoi saggj accenti il dolce suono Gustare a chi regnava in trecce e in gonna E del Veneto impero alta colonna Te solea dimostrare a quel possente Ricco di palme e di trofei Luigi E tutta del tuo nome empiea Parigi, Non men che di tesoro aureo lucente, Or all’Adriaca gente Ecco, grida, il gran Duce, ecco il Signore De’ Liberali, e de’ Cortesi il fiore. Io Virtù sono; io tenero l’accolsi Nelle mie braccia, e di mio latte il presi A nutricar, e fui sua scorta e lume: Sol per me gli occhj suoi non furo offesi Dell’oro a’ lampi, e all’erto colle il volsi, Vestendolo di pronte agili piume. Egli apprese da me senno e costume: Ho d’un santo liquor tutte gli aspersi Le labbra, ond’ei di Circe il tosco amaro Sempre abborrisse, e d’ogni esempio chiaro Suggesse il dolce in prose elette, e in versi. Io dinanzi gli offersi Vittore il gran campion, che in mezzo all’onda L’orgoglio di Liguria, e i legni affonda: E cento e cento ancor Pisani eroi, Che ricchezze versaro e sangue ed alma Per mantenerla libertà natìa: Io ’l fei sovra gli affetti acquistar palma, Sicchè di lui, perdendo i Cari suoi, Pur del viso il color non si smarrìa, Nè a querele, o a sospir diessi in balìa. Quando scagliò costei (come a Dio piacque) Celeste fuoco entro all’e torri armate, E volar muri e membra arse e scerpate, Tremò Corcira e ’l monte intorno e l’acque: Presse anche il duolo, e tacque. Ma non consente (onde ’l parlar distorno) Così triste memorie un sì bel giorno. Ripiglia allor Fortuna: l’ son la cote A cui maschio vigor s’affina e cresce, Io dell’anime forti unica prova; Nè a fulgid’auro mai fornace incresce, Che solo in lei gentil divenir puote; Anzi ad uom grande egual cimento giova, Cui mio frequente urtare immobil trova. Quegli dal vulgo s’allontana, e sale Al più alto di gloria inclito nido: Lui celebrando con sonoro grido Oltre all’Indico Mar Fama immortale Stende le rapid’ale. Dunque, santa Virtù, lodar me dei: Questi fur con Luigi i modi miei. Così detto e risposto, io veggio porre Del buon Signor sull’onorate chiome Aurea eorona l’una e l’altra Diva; E nel vicino Mlare oh qual s’odiva Suonar l’amico e glorìoso nome! E lieta, non so come, Invitandola Teti e Galatea, Brenta più dell’usato irne parea,