Italian poem
Sonetto
Avanti il Creditor viemmi ogni dì, E mi chiede, e richiede i Giulj tre, E come un sasso mi si pianta lì, Inseparabilissimo da me.
E se mi scosto un po', dietro così, Come l'ombra, mi seguita: ah dov'è, Dov'è un Corno, qual'ebbe Astolfo un dì, Che fuggir lungi Uomini, e Donne fe?
Se strumento avess'io di tal virtù, Suonar vorrei, quanto suonar si può, Finchè andasse in malora, e un po' più giù:
Ma il destin, che a mio danno ognor si armò, Forse faria, che non udissi più Lo spaventoso suon, ch'altri fugò.