Italian poem
Sonetto
Nocchier, che lungamente s'avvezzò Al procelloso mar, quando infierì, Per goder lieti, e più tranquilli dì, Se finalmente al patrio suol tornò;
E sulle molli piume ivi posò Le membra, e i lumi chiuse, udir così Fremer gli sembra il mar, come l'udì, Quando la tempestosa onda solcò.
Avvezzo anch'io da certo tempo in quà Per quei tre Giulj, o Creditor, da te Noje tali a soffrir, che il Ciel lo sa;
In sogno ancora s'appresenta a me Quella tua faccia, che terror mi fa, In sogno ancor mi chiedi i Giulj tre.