Italian poem
Sonetto
Oh quanto scioccamente vaneggiò, Chi Arnaldo, e Lullo ed il Gebèr seguì, E lavorò nascosto, e notte, e dì, Ed i Metalli trasformar pensò:
E intorno ad un crocciuol folle sudò, In cui mercurj, e solfi, e sali unì, Nè finalmente mai gli riuscì Coll'arte oprar ciò, che natura oprò.
Ma oh perchè sì bell'arte in noi non è, Perch'all'Uom d'imitar vietato fu I bei lavori, che natura fe!
Studiar vorrei la chimica virtù, E fatto il capital di Giulj tre, Rompere il vaso, e non pensarvi più.