Versos Italian Giovanni Berchet Capitolo decimosettimo

Italian poem

Capitolo decimosettimo

by (1783–1851)

Listen in the reader

Venite ad ascoltar la canzon mia; E s’ella è corta a mal non vel recate, Chè più presto così n’andrete via. Buone genti, convien che voi sappiate Comequalmente in Iselin vivea Indiebusilli un uom pien d’onestate. Un santerello il mondo lui credea, E per ver non a torto, ogniqualvolta Inginocchiarsi a Dio lo si vedea. Nel suo tenero cor di pietà molta Per amici e nemici egli sentiva; Anima in somma a far del ben rivolta: Ch’ogni mattina, quando e’ si copriva Del suo giubbone, si potea ben dire Che l’ignudo pitocco egli vestiva. Nella sua terra si solean nodrire A iosa i cani e botolin, molossi, Bracchi e barboni vi s’udian guaire. Uno di quelli in amistà legossi Coll’uom dabbene, e compagnia gli tenne: Finchè una lite tra di lor levossi, D’onde il mastino a tal pazzia divenne, Che al buon amico rivolgendo i denti, Ispresso un morso gli appiccò solenne.

Piangeva l’altro; e al suon de’ suoi lamenti Sbigottito uscì fuora il vicinato, E d’ogni parte accorsero le genti, E gridarono: «Ahi pazzo, ahi cane ingrato! Bestia arrabbiata che non hai cervello, Perchè mordere un uom sì bencriato?» Parve a giudizio d’ogni cristianello Profonda la ferita. «E’ muor perdio!» Giuraron tutti; «e’ sta per far fardello.» Ma un miracol si vide: e quell’uom pio Ai bugiardi indovin diede la soia; Ch’ei sano e salvo del suo male uscío, Ed issofatto il can tirò le cuoia.