Italian poem
II
by Giovanni Berchet (1783–1851)
Era sopito l’Esule; Era la notte oscura; I sogni suoi travolti Altra pingean figura. Eran sembianze cognite, Già discernuti volti, Gente su cui diffondesi Vitale ancora il sol.
Quale il piè lindo esercita A danze pellegrine. Quale alio specchio è intento A profumarsi il crine. E qual su molle coltrice S’adagia; e vinolento Rattien della fuggevole Gioia, cantando, il vol: —
Pera chi stolido Mi tedia l’anima, Querulo, indocile A servitù! Ebben! che importami Se omai l’Italia Nome tra i popoli Non serba più?
Forse che sterili Sul colle i pampini Ai prandi niegano L’ilarità? Forse che i rosei Baci ne mancano, E i furti facili Della beltà?
Stringan l’imperio Su noi gli estranei, Se la mia stringerlo Destra non può. Ma non sia ch’emulo Con me sollevisi Chi nella polvere Finor posò
La notte vedila Tener le tenebre; E il giorno limpido I bei color; Tai la progenie Dell’uom dividono, Due fati immobili, Gioia e dolor.
Se v’ha chi è in lagrime, Sorga maledico Contra le viscere Che il concepir;
Nè lo spregevole Figliuol del povero Fra i nati al giubilo Stenda il sospir.
Oh, il nappo datemi! Beviam! sommergasi Tutta de’ gemiti La vanità! Beviam! divampino E lombi ed anima! Gli occhi scintillino Di voluttà!
Sul labbro scocchino Le oblique arguzie, I prieghi e il calido Ghigno d’amor, Onde le cupide Mogli m’invocano Caro dei talami Trïonfator!
Beviam! chè il domito Sposo non vigila; E anco la timida Divezzerò; Lei che il volubile Fianco e le grazie A’ gai spettacoli Nuova recò.
Poggiato a un candido Sen, non m’assalgano Nenie per l’italo Defunto onor; Ma baci fervidi, Lepide insidie, Deliri, aneliti, E baci ancor.