Versos Italian Giovanni Berchet Clarina

Italian poem

Clarina

by (1783–1851)

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Sotto i pioppi della Dora, Dove l’onda è più romita, Ogni dì, su l’ultim’ora, S’ode un suono di dolor. — È Clarina, a cui la vita Rodon l’ansie dell’amor.

Poveretta! di Gismondo Piange i stenti, a lui sol pensa. — Fuggitivo, vagabondo Pena il misero i suoi dì; Mentre assunto a regal mensa Ride il vile che il tradì. —

Già mature nel tuo seno, Bella Italia, fremean l’ire; Sol mancava, il dì sereno Della speme; — e Dio ’l creò: Di tre secoli il desire In volere Ei ti cangiò.

Oh ventura! e allo straniero, Che il piè grava sul tuo collo, Pose il buio nel pensiero, La paura dentro il cor; Come vittima segnollo Al tuo vindice rancor.

Gridò l’onta del servaggio: Siam fratelli; all’arme! all’arme! Giunta è l’ora in cui l’oltraggio Denno i Barbari scontar. Suoni Italia in ogni carme Dal Cenisio infino al mar.

— Tutti unisca una bandiera — Fu il clamore delle squadre, D’ogni pio fu la preghiera, D’ogni savio fu il voler; D’ogni sposa, d’ogni madre Fu de’ palpiti il primier. —

E Clarina al suo diletto Cinse il brando; e tricolore La coccarda sull’elmetto Di sua man gli collocò: Poi soffusa di rossore, Con un bacio il congedò.

Ma indiscreta sul bel volto Una lagrima pur scese: Ei la vide; e al ciel rivolto Diè un sospiro e impallidì: — E la vergine cortese Il guerriero inanimì:

«Fermi sieno i nostri petti; Questo il giorno è dell’onore: Senza infamia a molli affetti Ceder oggi non puoi tu. Ahi! che giova anco l’amore Per chi freme in servitù?

«Va, Gismondo e qual ch’io sia, non por mente alle mie pene. Una patria avevi in pria Che donassi a me il tuo cor: Rompi a lei le sue catene, Poi t’inebria dell’amor.

«Va, combatti; — e nei perigli Pensa, o caro, al dì remoto Quando, assiso in mezzo ai figli, Tu festoso potrai dir: Questo brando a lei devoto, Tolse Italia dal servir.» —

Poveretta! — E tutto sparve! I patiboli, le scuri Di sua mente or son le larve, La fallita Libertà, L’armi estranie, i re spergiuri, E d’Alberto la viltà.

Lui sospinto avea il suo fato Su la via de’ gloriosi; Ma un infame il sciagurato Ne preferse; e in mano ai re Diè la patria, e i generosi Che in lui posta avean la fè.

Esecrato, o Carignano, Va il tuo nome in ogni gente! Non v’è clima sì lontano Ove il tedio, lo squallor, La bestemmia d’un fuggente Non ti annunzi traditor.

E qui in riva della Dora Questa vergine infelice, Questo lutto che le sfiora Gli anni, il senno e la beltà, Su l’esosa tua cervice Grida sangue — e sangue avrà.

Qui Gismondo il dì fatale, Scansò l’ira de’ tiranni; Di qui mosse; — e il tristo vale Qui Clarina a lui gemè; E qui a pianger vien gli affanni Dell’amante che perdè.

Più fermezza di consiglio Ahi! non ha la dolorosa! Fra le angustie dell’esiglio Lunge lunge il suo pensier Va perduto senza posa Dietro i passi del guerrier.