Italian poem
Colloquio
Brulli i pioppi nell’aria di vïola sorgono sopra i lecci, sfavillando come oro: sopra il tetto della scuola si sfrangia un orlo a fiocchi rosei: quando,
lieve come un sospiro, entra; poi sola, bianca, le mani al cuore, ristà, ansando; gira gli occhi — dov’è la famigliuola? — e ha sui labbri il suo sorriso blando;
ma piange. Oh! sì: son quello: il tuo Giovanni... un po’ mutato. O madre seppellita, che gli altri lasci, oggi, per me; parliamo.
Io devo dirti cosa da molti anni chiusa dentro. E non piangere. La vita che tu mi desti — o madre, tu! — non l’amo.
Non piangere. È uno sforzo così mesto viverla senza te questa tua vita! ad ogni gioia è tanto dolor questo subito ricordar te, seppellita!
Dai sogni, oh! brevi, della gioia desto io mi ritrovo a piangere infinita- mente con te: morire! così presto! partire, o madre, come sei partita!
Tu non dovevi. Con quelli occhi in pianto! con quella bimba che parlava appena! Dovevi, o madre pia, dirlo a Dio padre,
che non potevi; e ti lasciasse; e in tanto te la guarisse Dio quella tua vena che ci si ruppe nel tuo cuore, o madre!
Non piangere.... Sarebbe così bello questo mondo odorato di mistero! sarebbe la tua via come un sentiero con l’erba intatta, all’ombra dell’ornello.
E nuova tu saresti anche all’amello, anche al frullo d’un passero ciarliero! Ma rasentando il muto cimitero, ti fermeresti pallida al cancello....
E io direi del sonno delle larve che sognano ali, e delle siepi tetre ch’hanno nel sonno grappoli di fiori.
Pianger ti lascierei di ciò che sparve; indi sorrideremmo anche alle pietre bianche, là, tra cipressi e sicomori.
Ma... ma tu piangi come non ti vidi piangere mai, nel dolce viso attento. Ma se lo so, con che dolce lamento chiedevi al cielo e con che fiochi gridi,
che ti lasciasse! Quali madri i nidi lascian soli pigolare al vento? S’era per mamma, t’avrei qui; lo sento: viva; lo so: perdonami; sorridi.
Ma se lo so: fioccava senza fine; e tu, tra i ceri, con la morte accanto, sentendo gli urli della tramontana,
parlavi, ancora, delle tue bambine; cui non potevi, non potevi, in tanto, cucire i piccoli abiti di lana.
Ma sì: la vita mia — non piangere, ora non è poi tanto sola e tanto nera: cantò la cingallegra in su l’aurora, cantava a mezzodì la capinera.
I canarini cantano la sera per la mia cena piccola e canora: poi nell’orto, vedessi a primavera come il ciclame e l’ulivella odora!
I gerani vedrai, messi al coperto dal gelo: qualche foglia ha la cedrina, ricordi? l’erba che piaceva a te....
Sorridi? a questo sbatter d’usci? È certo Ida tua che sfaccenda, oggi, in cucina. E Maria? Maria prega, oggi, per me.