Versos Italian Giovanni Pascoli La Porta santa

Italian poem

La Porta santa

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Uomo, che quando fievole mormori, il mondo t’ode, pallido eroe, custode dell'alto atrio di Dio;

leva la man dall’opera, o immortalmente stanco! scingi il grembiul tuo bianco, mite schiavo di Dio:

la Porta ancor vaneggi! Vogliono ancor, le greggi meste, passar di là.

O nostro primogenito, puro tra i bissi puri, le pietre che tu muri con la gracile mano,

nel sepolcreto sembrano chiudere i tuoi fratelli tutti; con tre suggelli, tutto il genere umano.

Solo la bianca Morte chiude così le porte, che non riaprirà!

Oh! le tue mani tremano! Dove sarai tu, quando un secol nuovo, orando, toglierà le tre pietre?

Dove anche noi. Le candide culle ch’or vanno e stanno tra un canto pio, saranno tombe immobili e tetre.

Avanti quella Porta chiusa non c’è che morta gente; un’ombrìa che va.

O vecchio, è vecchio, al nascere, del suo morir futuro

anche il bambino, puro là tra i puri suoi bissi.

Tutti i fratelli tremano seguendo te che tremi, come su gli orli estremi d’invisibili abissi.

Vecchio che in noi t’immilli, lasciaci udir gli squilli dell’immortalità!

Di là, di là, risuonano chiare le argentee trombe che spezzano le tombe d’inconcusso granito!

Di là, di là, risuonano canti or soavi or gravi; chè c’è di là, con gli avi, qualche bimbo smarrito!

Tutto il di noi che vive, è ciò che a noi sorvive: tutto è per noi di là!

Non ci lasciar nell’atrio del viver nostro, avanti la Porta chiusa, erranti come vane parole;

ad aspettar che l’ultima gelida e fosca aurora chiuda alle genti ancora la gran porta del Sole;

quando la Terra nera girerà vuota, e ch’era Terra, s’ignorerà.