Italian poem
Inverno
by Giovanni Prati (1814–1884)
Nuda gli alberi il vento di loro ultime foglie; sul focolar s’aceoglie con un tristo lamento il can di casa; e l’ava, al suo pennecchio, ricorda il tempo vecchio.
Venuto è il verno. Addio, gaie corse tra i fiori! addio, de’ volatori diverso pigolío, alla sera e al mattin, sotto le fronde o su per l’ardue gronde.
Giove, al divin concilio, sente il rovaio anch’esso; e, tolti dal cipresso i libri di Virgilio, scalda le mani, a castigar la bruma, sul grande Ilio che fuma.
Qua, qua la mia poltrona, qua la mia rossa vesta: un buon berretto in testa val piú d’una corona. Accendete i sarmenti; e col falerno diamo la baia al verno.