Italian poem
L'8 febbraio 1848 in Padova
by Giovanni Prati (1814–1884)
Dio, che ti nomini delle vendette, perché non stridono le tue saette sulla vandalica turba de’ mostri, che i brandi infiggono nei petti nostri? Vedi! Il tuo popolo è inerme e solo; le atroci sciabole passano a volo. Oh insuperabili prodi soldati ! Di sangue i lastrici son giá macchiati. Che fai? Commòviti, Dio forte e grande! Sangue d’Italia è die si spande; sangue di nobili giovani cuori, che supplicavano tregua ai dolori. Sangue di mártiri, sangue fraterno, fumando inalzati fino all’Eterno: digli che, roridi del tuo lavacro, sognano i barbari novo massacro. Ma, s’Egli un attimo tarda al soccorso, francati l’anima d’ogni rimorso, noi, tutti miseri, tutti fratelli, trarrem dai foderi daghe e coltelli. E sulle nordiche belve inumane suoneran l’itale nostre campane. Non tratteneteci, madri e parenti: varcato è il termine dei patimenti. Silenzio e lacrime se n’ebbe assai, sotto una grandine d’ingiurie e guai. Dal Faro all ultitna alpe gelata, fratelli, armatevi: l’ora è suonata! Piú non può vivere colomba ed angue. Sangue domandano: sia dato sangue. Morte e sterminio fu provocalo: quel ch’essi vollero sia consumato. Su! artieri e villici, popolo e plebe; di sangue fumano le vostre glebe: su! vecchi e bamboli; su! cittadini; su! stritoliamoli questi assassini. Orde del cimbrico Senacheribo le nostre chiesero carni per cibo; e dieci secoli le nostre vene col maro i calici delle lor cene! Or basta. I fondachi, gli atrii, le pire, le piazze, i vicoli dien armi all’ire. Tuonando erompano fuor da ogni loco gragnuole e turbini di ferro e fuoco. Contro le perfide bande dei ladri lasciate i tumuli, larve dei padri; e su quest’orrida furia di stolti tutti scagliamoci vivi e sepolti! Giú quelle sciabole! quei drappi a terra! Vostra è l’infamia, nostra è la guerra! Con noi combattono concordemente l’Odio, la Patria, l’Onnipotente. Vili! son libere le nostre mani: desta è l’Italia co’ suoi vulcani. Barbari! uditene dovunque i gridi: — Morte ai carnefici! via gli omicidi! — L’Europa unanime sopra vi cade; snudan tre principi tre forti spade; e guai se l’angelo del Vaticano sui sacri fulmini porrá la mano! Padre e pontefice, tien’fede a noi: pace chiedevano gli ovili tuoi: ma i crudi irruppero figli d’Acabo. Viva il tuo tempio! péra Moabo!