Italian poem
Proteo
by Giovanni Prati (1814–1884)
Questo dio. che si cangia in mille forme, che allegra l’onda di perpetui balli, che infiora il crin delle nereidi e dorme sovra letto di perle e di coralli; e clic, quando nel mar con le sue torme, del gran padre annitrir sente i cavalli, tutte misura con piú rapid’orme ch’ala di falco le nettunie valli : questo mirabil dio s’è fatto anch’egli vecchio e solingo pcscator, che fruga livide gore e putridi fossati : e n’ha sozze le man, sozzi i capcgli, e gli solca la fronte, a mo’ di ruga, la memoria de’ regni invendicati.