Italian poem
Donna real, cui diè Senna la cuna
by Giulio Bussi (1646–1714)
Donna real, cui diè Senna la cuna, Sarmatia il Trono, e Roma t’apre il Cielo, Che con alma sì bella, in sì bel velo Già di te festi innamorar Fortuna. Ella un serto ti diè; ma te n’aduna Altro di stelle la pietade, e ’l zelo: Emula al gran Consorte, egli col telo, Co’ voti tu festi ecclissar la Luna. Manca per maggior gloria al figlio un regno; Sorte l’offrì; ma il genitor, non voglio, Gridò dal Cielo; e fu pensier più degno. Io, disse, gli mostrai come l’orgoglio Si domi al trace. Ha di regnar disegno? Vada a ritorre al gran tiranno il soglio.
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- Al prato, al prato Elpin: flauti, e zampogne
- D'un limpido ruscello in sulle sponde
- Gloria, che sei mai tu? per te l'audace
- Invidia rea di mille insanie accesa
- Poi che superbia rea l'alme più belle
- Poichè la bella Ebrea l'alto pensiero
- Qual aprono al mio sguardo amore, e sdegno
- Qual mi destano in petto alto stupore