Italian poem
Poi che superbia rea l'alme più belle
by Giulio Bussi (1646–1714)
Poi che superbia rea l’alme più belle Rapì dal Cielo, e fè cangiare in mostri, Mille colà dentro i tartarei chiostri Nacquer da incesti rei furie novelle. Frode ed invidia al ben oprar rubelle, Spargeste allor primiere i toschi vostri: Avarizia, e lascivia a’ danni mostri Sorsero, al lusso e all’interesse ancelle. Ma per unir d’ogn’altra in una i mali, In cui tuto stillossi il pianto eterno, Ebbe l’ingratitudine i natali; Deforme sì, che con obbrobrio, e scherno Abborrendola in se, fra noi mortali Pieno d’orror la rigettò l’Inferno.