Italian poem
Sognata Dea, che da principi ignoti
by Giulio Bussi (1646–1714)
Sognata Dea, che da princìpi ignoti Avesti pria tra ’l volgo ignobil cuna, Indi crescendo i creduli divoti T’ersero altari, e ti nomar Fortuna: Superba sì, che quanti il Ciel raguna Negli ampi giri astri vaganti, e immoti Chiami tue cifre, e senza legge alcuna Per dar legge a i Mortali usurpi i voti. Su base istabil di rotante sfera Di confondere il Tutto hai per costume, Sorda, cieca, ostinata, ingiusta, altera. Tu Dea non già: ma chi teme o presume, Mentre vile paventa, o indegno spera, Per incolparne il Ciel ti finse un nume.