Italian poem
Signor, non già perché l'eterne, e belle
by Giulio Bussi (1646–1714)
Signor, non già perchè l’eterne, e belle Gioie tu doni ai puri spirti e santi, O perchè al regno degli eterni pianti Danna la tua giustizia alme rubelle, Fia, che tema, ò speranza a queste, o a quelle Opre rivolga i miei desiri erranti Nè che affetto servil vincer si vanti Alma simile a te, nata a le stelle. Ma di santa superbia acceso il core Ciò, che non piace a te, fugge sdegnato, Per pugnar quanto può teco in Amore. Io bramo più di riamarti amato Che l’acquisto del Cielo, ed ho in orrore Più dello stesso Inferno esserti ingrato.