Italian poem
Signor, tempra l'affanno, e al ciglio augusto
by Giulio Bussi (1646–1714)
Signor, tempra l’affanno, e al ciglio augusto Rendi il sereno, onde gioisca il mondo: Grav’è l’incarco, è ver, ma al grave pondo Chi di se men confida è più robusto. Sgridar potriasi il tuo timor d’ingiusto Dal tuo gran cor d’ogni virtù fecondo; Ma, s’ei tace modesto, odi facondo Dirti il Cielo: Io ti scelsi, ed io son giusto. E ben mirasti a i primi albor del regno Scintillare improvisa Iri di pace, Di fortunato impero e dono, e pegno. Deh, mio Signor, perdona al labbro audace: Della Chiesa di Dio farti sostegno Se il Ciel vuol, s’a Noi giova, a Te dispiace!