Italian poem
Al medico Carlo Ghinozzi contro l'abuso dell'Etere solforico
Ghinozzi, or che la gente Si sciupa umanamente, E alla morbida razza Solletica il groppone Filantropica mazza Fasciata di cotone,
Lodi tu che il dolore, Severo educatore, C’impaurisca tanto? Che l’uom, già sonnolento, Dorma perfin del pianto All’alto insegnamento?
Gioia e salute scende Dal pianto, a chi l’intende; Nè solo il bambinello Per le lacrime fuori Riversa dal cervello I mal concetti umori.
A chi sè stesso apprezza, Chiedi se in vile ebbrezza Cercò rifugio a’ guai:
Se sofisma di scuola Gli valse il dolce mai D’una lacrima sola!
Liberamente il forte Apre al dolor le porte Del cor, come all’amico; E a consultar s’avvezza Il consigliero antico D’ogni umana grandezza.
Ma a gente incarognita, I mali della vita Sentono di barbarie; È bel trovato d’ora Accarezzar la carie Che l’osso ci divora.
Se dal vietato pomo Venne la morte all’uomo, Oggi è medicinale All’umana semenza, Cotto dallo speziale, L’albero della Scienza.
Su, la fronte solleva, Povera figlia d’Eva; Lo sdegno del Signore Il Fisico ti placa, E tu senza dolore Partorirai briaca.
Chiudi, chiudi le ciglia, E sogna una quadriglia: Che importa saper come
Del partorir le doglie Ti fan più caro il nome E di Madre e di Moglie?
Bello, in pro del soffrente Corpo, annebbiar la mente! E quasi inutil cosa, Nella mortale argilla Sopire inoperosa La divina scintilla!
Ma, dall’atto vitale, La parte spiritale Rimarrà senza danno Nello spasimo, assente? Forse i Chimici sanno Dell’esser la sorgente?
Sanno come si volve Nell’animata polve La sostanza dell’Io? E la vita e la morte, Segreti alti d’Iddio, Soggiacciono alle Storte?
Amico, io non m’impenno, Poeta inquisitore, Se benefico senno, Guidato dall’amore, Rimuove utili veri Dall’ombra de’ misteri;
Sol dell’Arte ho paura, Quando orgogliosa in toga, La sapiente Natura D’addottorar s’arroga, E l’animo divelle Per adular la pelle.