Italian poem
Al Padre Bernardo da Siena
Non disse Cristo al suo primo convento: Andate, e predicate al mondo ciance: Ma diede lor verace fondamento. Dante, Parad., XXIX.
Al Secol tolto nell’età più bella, E unito al Cielo in vincolo d’amore Nel sacro asilo di romita cella;
Fra gl’inni penitenti e lo squallore, Da questa terra misera non hai Sdegnosamente allontanato il core.
Ma ripensando agli infiniti guai Che ti lasciasti a tergo, e fatto pio Del nostro mal, peregrinando vai
Fido e diletto Apostolo d’Iddio, Che mal s’appaga del Pastor che giace Lento all’ombre, e l’Ovil lascia in oblio.
Di quella Mente interprete verace Che dettò l’evangelica parola, Sublime pegno di beata pace;
Come effluvio di rosa e di viola Dalle tue labbra il nettare divino Spira soave, e l’anima consola.
Partesi, per udirti, in sul mattino Dalla capanna sua la vecchìarella Per lungo e malagevole cammino:
Poi torna a casa a dar di le novella Ai piccoli nipoti, e ne rammenta Gli atti, le vesti, il volto, e la favella.
S’asside al focolar tutta contenta, Vigilando la vita che le avanza, E le miserie sue par che non senta:
Chè d’altro gaudio e di più lieta stanza, Abbandonando questo triste esiglio, Dalle parole tue prende speranza.
La giovinetta, cui tinge in vermiglio Un primo amor la gota pudibonda, Tacita ascolta serenando il ciglio:
Chè tu le annunzi i dì quando, feconda Di bella prole, con materna cura La famigliola sua farà gioconda:
E ne sospira, e a Dio volge secura Il secreto pensiero e gli occhi belli, Specchi dell’alma innamorata e pura.
Tu ridesti a virtude e rinnovelli I giovanili petti, e gli richiami Agli amplessi d’amici e di fratelli.
Chè il Signor di santissimi legami Volle contento il suo popol diletto, Perchè s’unisca giubilando e s’ami.
Per occulta virtù, che dall’aspetto Di bella verità prende argomento, Tu n’avvicini al Ben dell’intelletto.
E in estasi di pace e di contento L’anima lieta s’abbandona, e riede Teco all’Amor che mosse il firmamento.
Per te gentil desio sorger si vede E d’onorati studi e d’atti onesti, Di virtù sante e d’incorrotta fede.
Celeste Verità, che i brevi e mesti Giorni di vita esalti e rassereni Quando al guardo mortal ti manifesti;
E godi al raggio dell’Eterno, e tieni L’alto segreto dalla man del Nume Degli arcani superni e dei terreni;
Avvalorato del tuo santo lume Questi che svolge all’avida pupilla Delle attonite genti il tuo volume,
Tolto ai cari silenzi e alla tranquilla Aura del chiostro, tornerà sovente A destar fiamme della tua favilla.
E la terra commossa e riverente Il suo Profeta esalterà, che porgo Nuovo conforto al core ed alla mente
Che omai dal fango si sviluppa e sorge.