Italian poem
I. La figlia di Iefte
Oh Dio! Padre, che festi? Ahi sventurato, col sangue de la figlia macchiasti i tuoi trofei, e il tuo voto pon fine a i giorni miei. Al tuo arrivo, o signore, balzommi il cor nel petto. — Ecco, — diss’io,— ecco il padre che vien. Questo mel dice palpitare improvviso d’insolito contento. Ad incontrarlo meco uscite, o compagne. I suoni e i canti festeggino con noi. Cingiam di fiori il suo crin glorioso; gli onorati sudori da la fronte tergiam; baciam la destra ond’è salvo Israele.—Ahi fiera sorte! Corro, o padre, al tuo seno; e in braccio al genitor trovo la morte. Ahi che fatai promessa al nostro Dio ti lega! Ecco la figlia oppressa, oppresso il genitor. Padre, che dissi mai? A la figlia non lice
condannare il tuo zelo. Se fu senno od error, sol noto è al cielo. Cieco mortai non osi di Dio le strade esaminar. Sia certo ch’ei felici ne vuol; che spesso viene dall’abisso de’ mali il nostro bene. Eccomi ancella tua. Sol mi concedi la mia sorte immatura pianger due lune al monte. Abbia natura, o padre, i dritti suoi; poi si faccia di me quel che tu vuoi. Si, mi vedrai fra poco tornar costante vergine; ma tra il coltello e il foco palpiterai, lo so. Piangerò forse anch’io; ma fra le stesse lagrime al tuo dovere e al mio fedele obbedirò.