Versos Italian Giuseppe Parini IX. Le nozze

Italian poem

IX. Le nozze

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È pur dolce in su i begli anni de la calda etá novella lo sposar vaga donzella che d’amor giá ne feri! In quel giorno i primi affanni ci ritornano al pensiere: e maggior nasce il piacere da la pena che fuggi. Quando il sole in mar declina palpitare il cor si sente: gran tumulto è ne la mente: gran desio ne gli occhi appar. Quando sorge la mattina a destar l’aura amorosa, il bel volto de la sposa si comincia a vagheggiar. Bel vederla in su le piume riposarsi al nostro fianco, l’un de’ bracci nudo e bianco distendendo in sul guancial:

e il bel crine, oltra il costume scorrer libero e negletto; e velarle il giovin petto che va e viene all’onda egual! Bel veder de le due gote sul vivissimo colore splender limpido madore, onde il sonno le spruzzò! come rose ancora ignote sovra cui minuta cada la freschissima rugiada che l’aurora distillò. Bel vederla all’improvviso i bei lumi aprire al giorno; e cercar lo sposo intorno, di trovarlo incerta ancor: e poi schiudere il sorriso e le molli parolette fra le grazie ingenue e schiette de la brama e del pudori O garzone, amabil figlio di famosi e grandi eroi, sul fiorir de gli anni tuoi questa sorte a te verrá. Tu domane aprendo il ciglio mirerai fra i lieti lari un tesor che non ha pari e di grazia e di beltá. Ma, ohimè! come fugace se ne va l’etá piú fresca, e con lei quel che ne adesca fior si tenero e gentil! Come presto a quel che piace l’uso toglie il pregio e il vanto, e dileguasi l’incanto de la voglia giovanili

Te beato in fra gli amanti, che vedrai fra i lieti lari un tesor che non ha pari di bellezza e di virtú! La virtú guida costanti a la tomba i casti amori, poi che il tempo invola i fiori de la cara gioventú.