Italian poem
Lodato, Nice, il Cielo
by Lorenzo Magalotti (1637–1712)
LOdato, Nice, il Cielo, Ed il gran figlio dell’Etrusco Re, Io vidi pur, poco è, In un anello a maraviglia fatto Del tuo cuore il ritratto: Ma tanto a maraviglia, Che si ravvisa da lontan le miglia. Vedesti mai dipinta A doppia vista industrìosa tela Ch’or ti scopre, or ti cela Secondo il vario aspetto In cui la miri, or l’uno or l’altro oggetto? Or questa gemma in quell’anello è tale. Se di sù in giù la miri, E in faccia, addio Zaffiri; Il più netto, il più bello Veder non puoi di quello: È d’un color, che abbaglia. L’alzi a fior d’occhio, e in quel, che sopravanza All’aureo incastro, fiso Lo guardi? ecco improvviso Un Topazio, che smaglia. L’abbassi al lume in faccia, E per l’istesso verso L’osservi al Sol converso? Eccola un bel Crisolito, Ma sbiadatello un tantin più del solito. Giri poi intorno, o muti Gli aspetti? Ecco indistinta L’una dall’altra tinta: Vi vedi chiaro espresso Il Zaffiro e ’l Topazio a un tempo istesso. Ma, gran cosa! Il Diamante Che ha sol per sua ricchezza Costanza e limpidezza, Non ve lo vedi mai. Ah tu ridi, furbetta? Inteso m’hai.