Italian poem
Portami su, Lesbino
by Lorenzo Magalotti (1637–1712)
POrtami su, Lesbino, Tutta ma tutta la cantina in fresco: Vuò veder s’io riesco A tracannar da vespro a mattutino, Che fiero Tramontano! Ei m’ha così rasciuto, Che dal mio corpo tutto Di saliva una stilla io chieggio in vano. Dà qua quel pollizzin: Montepulciano. Quell’altro: Chianti del novanta sei. Questi non fan per me, bacio la mano. Se fossero medaglie, o pur cammei Sarebber rarità: In cantina non cerco antichità. Dammi quel moscadel color di fravola Che adora che nutrisce e che consolida, E che ogni mente la più ottusa e solida Scuote e riaccende, sol ch’ei venga in tavola. Alza il fiasco, arrovescia, onde in un roco Amabil gorgoglio scenda da alto Dolce tuonando il liquefatto fuoco; E in quel ch’ei passa e striscia il freddo smalto Fenda della tagliente aria gelata; E quel che fuoco or ora cadde in neve Tosto risorga spiritosa e lieve Di spuma candidissima lattata; E accolto in questa divampata salma Rifonda ua cuore e sia recluta all’alma. Chi ben comincia ha la metà dell’opra, Nè si comincia ben se non dal bere In quest’ampio cratère S’asconda il labbro, e al fiasco il fondo scopra. Mesci versa diluvia allaga inonda, Veggiam qual serbi fede al ricco peso Del bel cristal la tormentata sponda. Orsù ch’ell’è onorata: io la profonda Laguna investo. Or tu, Lesbino, intanto Di fascine d’arancio e di lumìa La real batterìa Servi del focolar, che stride accanto.