Versos Italian Ludovico Ariosto I. - Loda le chiome, la fronte, le...

Italian poem

I. - Loda le chiome, la fronte, le...

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1. Chiome Chi dirá mai di quel bell’oro ardente le degne lodi, e l’annodar felice, che stringe l’alme ognor piú dolcemente, chiome d’ogn’altro onor prima radice: l’aurato vel non men fu in voi lucente, né la coma fu tal di Berenice; da sì bel crin non esca acceso spirto, negletto ad arte o inanelato o dirto. 2. Fronte L’alma fronte di voi sembra l’aurora, che le notturne ombre ogn’ora sfaccia; non men col su’ apparir imperla e indora le piagge intorno, e l’altra notte scaccia, ond’ogn’alma gentil si sveglia allora e sì visibilmente arde e si allaccia, che all’apparir de la divina fronte uscisse il sol nel bel nostro orizonte.

3. Ciglia Intorno a i lumi bei dolci tremanti sorgon due trionfali archi le ciglia, com’ai raggi del sol sorgon avanti duo celesti archi, e l’un l’altro somiglia; non men ritorna a que’ begli occhi santi il ciel sereno, e l’alta meraviglia de gli archi bei ch’Amor vuol per trofei e per trionfi ognor di uomini, dèi. 4. Occhi Alle vaghe pupille e i dolci lumi de’ begli occhi, che al sol invidia fanno, .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    . come s’accende un’alma, ed è ’l suo danno, e come a i casti angelici costumi i piú bei spirti invescar si vanno, questa, vergine perla, a un cenno a un riso mostra a chi legger può nel suo bel viso. 5. Naso Chi pingerá tra le piú degne parti de l’angelico volto il naso ancora, che dov’è Amor sì dottamente parti intra le guance il bel che c’inamora? De’ pittori i penei tremano e le arti; ogni vivo color par che si mora, mostra il bel naso a mille segni alteri il tuo bel saggio, Amor, l’arme e gl’imperi. 6. Guance Chi vòl veder da man vergine colti i ligustri e le rose, o in vezzo ardente robini e le perle insieme accolti, o pria che spunti il sol in oriente de la notte gli onori entorno tolti, giá rosseggiar l’aurora alma e lucente, miri le belle guance; vedrá intorno di porpora una luce, e nato il giorno.

7. Bocca Non ha la dea, che ’l terzo ciel vagheggia e regina del mare, ov’ella è nata, qualor sen va tra la squamosa greggia, di sí raro candor tutta beata, ricca di gioia sí che io non m’aveggia quanto è di piú la bella bocca ornata, che oltra i robini, oltra le perle serra meraviglie che mai non furo in terra. 8. Labra Da qual ape il licor celeste ha tolto Amor, ch’avere sottilmente sparso mostra in su quelle labra, ond’ha raccolto il bello, ove ei medesmo è perso ed arso; ond’ha le rose, onde i giacinti accolto; di cui si mostra un dio sí ricco e scarso; onde ha colto i coralli insieme e i cori, ch’ardono insieme in que’ vermigli ardori? 9. Denti Neve, cigli non tocchi, avorio, marmi, o qual sia di candor cosa piú pura, ad agguagliar debil soggetto parmi, con le perle, che a voi diede natura entro le ardenti labra e dove le armi arruota Amor sovente, e i dardi indora tra le dolci parole e i tersi denti, che scintillar vede ei, vivi e lucenti. 10. Mento A formar de la dea l’imagin viva che Cipro onora, e il simulacro vero, il vostro mento ancor celeste diva ritrar convienci, onde l’alato arciero discerna i suoi bei colpi, e le alme aviva e saettando ne trionfa altero sotto ai vivi coralli, a i marmi del bel mento, ove adopra il foco e l’armi.

11. Orecchie All’armonia de i bei divini accenti che voi stessa formate, al dolce canto a cui gli Angeli stanno lieti e intenti e dispiega la terra il piú bel manto; convenian quelle orecchie, alme e lucenti, che tra i nodi d’Amor, candide tanto (come legate in oro lucon perle) splendono, e vuol Amor sempre vederle. 12. Collo Non ebbe il cigno sí, che apparve a Leda, per cui prese de augello forma Giove, molle a tocar la piuma, o che io mi creda, candido il collo sí, né veggio altrove vivo marmo, che al vostro egli non ceda, né scur all’Apenin candide piove faldi sí che a la vostra alta cornice se agguagli, o signoril donna e felice.