Versos Italian Ludovico Ariosto VI. - Amanio. In morte del figlio...

Italian poem

VI. - Amanio. In morte del figlio...

by

Listen in the reader

Queste saranno ben lacrime, questi saranno ben caldi sospiri ardenti, altro amor, altre voci ed altri accenti da piú amaro dolor svegliati e desti; anima bella, quel che sempre avesti suave amor in questa valle oscura, s’ancor col spirto dura, mira qua giú dal ciel l’alta mia doglia, che giá mai qual si voglia maggior martir non ha visto ’l mondo anco, né per tempo avrá fin né fia mai manco. E non fia mai che dal cor mai mi sgombri quel che vidd’io di quelli occhi sí belli ch’erano il lume di mia vita, quelli, Morte, che tu d’eterna morte adombri; tu che l’acerba mia memoria ingombri, ch’io li vidi ver’ me moversi in giro, poi in un breve sospiro morir li viddi, il vidi, e s’io rimasi vivo, mi credo quasi ch’ebbe paura al mio dolor sí forte forse di non morir meco la Morte.

Ma perch’io allor di questo viver privo non fussi in un dolor tanto aspro e rio, non fia che di morir scemi ’l disio, tal vergogna ho di ritrovarmi vivo.

Dunque son vivo ancora e parlo e scrivo? E morto è ’l dolce mio fido conforto? il mio Ippolito è morto? Morte, e tu, in tant’orror perso l’ardire, non mi sai far morire? Figliol, se giú dal ciel miri il mio male, guarda se fu mai pena a questa eguale. O figliol, quell’aspetto, oimè quel volto che di tante mie lacrime bagnai, io non dovea dipoi riveder mai in sí tenera etá, Morte, l’hai tolto: dolorosa memoria, ch’io rivolto piú morto ch’egli assai sovra il bel viso, non mi potea diviso da quella bocca alcun tenere ancora, come om di senso fora ivi cercava (aimè, ch’io la sentiva) quell’anima gentil che fuor usciva. Dolor crudel, dolor dolce, che sempre con quell’anima cara m’accompagni, dolor allor sará ch’io non mi lagni che questo pianto in pianto mi distempre. Come harran fin le dolorose tempre del mio dolor, s’ognor ’nanzi m’appare quell’alma, e le mie amare doglie van rinnovando a tutte l’ore! Dunque, eterno dolore, se senza te non posso esser mai seco, non mi lasciar, dolor, sta sempre meco. Può ben talor nascosamente intrarmi ne la mente talor che pur vorria tormi da quel pensier, ma quella mia passion non lascia in tal doglia fermarmi, e dico a me: — Dunque vorrò ritrarmi di non pensargli? O mio pensier, che quella alma beata e bella sol m’apresenti; e voi, penose e liete, voi che meco il vedete, e con voi sole nel mio cor sen viene, deh! non m’abandonate, alte mie pene.

Lacrime mie, che tante verso da li occhi miei la notte e ’l giorno, statemi al cor dintorno, fin ch’io ritorni a dire il mio conforto, lacrime amare, ’l mio Ippolito è morto.