Italian poem
VI. - Con quanta pena m'allontano da voi!
Deh, se sempre vi sia piatoso Amore, donna gentil, né mai vostra beltate sia vinta da l’etate; di me vi caglia e del mio gran dolore. Fortuna, ch’al mio mal sempr’è sí presta, per dilungarmi dal maggior mio bene, m’astringe (ahi lasso!) a far da voi partita, e la doglia è infinita; ch’io parto, e col partir parte la spene d’aver mai, senza voi, tranquillo il core. Mentre con voi m’è stato il ciel cortese son visso in pace; ché ’l mirarvi solo
mi fea dolce il languir, dolce la morte. Ahi, dolorosa sorte! Or che vi lascio e ne vien meco il duolo, come potrò di pena unqua uscir fuore? Un sol conforto almen da voi disio: che, com’io porterò di monte in monte voi sempre in cor tra fredde nevi acceso, cosí ver’ me sia inteso il pensier vostro, e vostre voglie pronte a dar soccorso al mio amoroso ardore. Dolce soccorso alla mia ardente fiamma sará che dentro ’l vostro casto petto impressa resti la mia pura fede; ché, se questa mercede mi vien da voi, qualche riposo aspetto alle mie pene; e fia con vostro onore.
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