Italian poem
XXX. - Piange il male che tormenta la...
Giorno a me sol piú che la notte oscuro, piú del solito agli altri puro e bianco, stan gli altri in festa, in gioia ed io, giá stanco di lacrimar, gli occhi gonfiati atturo, per la mia donna, che d’acerbo e duro mal è premuta ed ogni membro ha stanco; tanto gli arde la febre, il petto e il fianco, mercé di Prometeo malvagio e duro; qual, volendo giovar al seme umano, de la sfera celeste rapí il foco, onde Giove adirato per lo ingano che gli avea fatto, ste’ pensoso un poco, poi fece segno con la destra mano ai mali che scendesser a ’sto loco.
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