Italian poem
47. Quand'el ministro de' sospir mie tanti
Quand’el ministro de’ sospir mie tanti al mondo, agli occhi mei, a sé si tolse, natura, che fra noi degnar lo volse, restò in vergogna, e chi lo vide in pianti. Ma non come degli altri oggi si vanti del sol del sol, c’allor ci spense e tolse, morte, c’amor ne vinse, e farlo il tolse in terra vivo e ’n ciel fra gli altri santi. Così credette morte iniqua e rea finir il suon delle virtute sparte, e l’alma, che men bella esser potea. Contrari effetti alluminan le carte di vita più che ’n vita non solea, e morto ha ’l ciel, c’allor non avea parte.
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- 46. Se 'l mie rozzo martello i duri sassi
- 49. Amor, la tuo beltà non è mortale
- 5. I' ho già fatto un gozzo in questo stento
- 50. Che fie doppo molt'anni di costei
- 51. Oilmè, oilmè, ch'i' son tradito