Italian poem
Non m'importa e non mi curo
by Niccolò Forteguerri (1419–1473)
Non m’importa e non mi curo, Che dall’aere mi difenda Spessa paglia o grosso muro, Largo tetto o breve tenda: Pensier lieto e cuor sicuro Che non tema e non pretenda, Son ricchezze che per Mare Non si sanno trasportare. Giova più bever d’un rio La bell’onda cristallina Che il liquore nato in Chio, Od in Tosca alma collina; Ma bevendo dir: son mio, Nè in servaggio il cuor tapina: Sia pur vaga e luminosa, Servitù sempre è penosa. Bella cosa aver coraggio Di pugnar colla Fortuna, Di ferirla e farle oltraggio, E per quella, ch’impruna, Aspra via mover viaggio Nell’orror di notte bruna: Uom, che impero ha su Costei, Cresce il numero, agli Dei, Tutto avvolto in mia virtute Suo poter m’invita al riso Che per molte sue ferute Rimaner non posso ucciso: Stà in periglio mia salute, Se in dolce aria è il suo bel viso; Non già quando ella m’affronta, E m’arreca oltraggio ed onta. Ma non pensi esser beato L’uom, signor di questa Dea, Se non porta incatenato Il figliuol di Citerea; Suo dominio è troppo ingrato, Sua ritorta è troppo rea: Egli è cieco ed ha in costume D’oscurarci il miglior lume.