Italian poem
Al vescovo di Seboim
Signor, poi che una Diocesi Dall’Augusto Vegliardo hai conseguito E l’anello di Vescovo Come novello sposo hai messo in dito,
Tra il fumo dei turiboli, Tra il plauso della folla intorno accolta, Mite Pastor di Seboim, Porgi l’orecchio e la mia voce ascolta.
Deh, quando sul tuo popolo Benedicendo stenderai la mano E la lieta Pentapoli A piè del trono avrai come un Sovrano,
Serbati buono e i miseri Intorno a te raccogli e li consola; Ricorda Cristo e predica Più con l’esempio e men con la parola.
Non insegnare ai chierici Che il Pontefice solo aprir può il cielo; Non insegnare il Sillabo, Ma lo scordato ormai vecchio Vangelo.
Trafficator non renderti Di Giubilei, Congressi e pellegrini, Ma proibisci l’Obolo E l’altre furberie per far quattrini.
Nell’ira tua scomunica Chi va col collo torto e il viso basso; Lascia che di Quaresima I Diocesani tuoi mangin di grasso;
Non annoiare i pargoli Col Catechismo, i Salmi e la Scrittura; Dà lor le chicche e mandali A scuola o a saltar lungo le mura.
Lascia ballare i giovani, Lasciali far l’amor quando han ballato E se poi si confessano Ridi e dichiara: «quel ch’è stato, è stato!»
Non ributtar la femina Che degli affetti suoi non fu padrona; Pensa a Maria di Magdala: I peccati d’amor Dio li perdona.
Non tormentare i parroci Per le chiacchiere intorno alla servetta; Di’ lor che i Sacri Canoni Non vietano d’andare in bicicletta.
Così facendo, i popoli Tutti t’obbediran come d’incanto E nei venturi secoli Avrai solenne culto e sarai santo.
O benedetta, o nobile Alma, sottratta alla terrestre lue, Allor vedrai le monache Baciar devote le reliquie tue.
Sotto quel bacio fervido Si rizzeranno alla virtù natìa, Rinnovando i miracoli Che, vivo, hai fatto per la dolce Argia.