Italian poem
Coltrici festive
Dicono — Gesù mio, quanto schiamazzo Per due vecchi tappeti! Nemmen se ritornassero in Palazzo Gli Svizzeri ed i preti!
I contadini a non vederli esporre Ci credevan birbanti; Sono elettori anch’essi e quando occorre Votan pei ben pensanti.
Che v’importan quei cenci o i Credi fatti Recitar nelle scuole? Siam liberali. Non badate agli atti, Badate alle parole. —
Rispondono — I tappeti alla ringhiera Non son stracci e cimosa; Cencio di pochi palmi è una bandiera, Ma vuol dir qualche cosa.
O le liste da chi furono empiute E da chi consigliate? Voi ci diceste: non le abbiam vedute; E pur lo sapevate!
Confessatelo, via, siate leali, Poichè non siete scaltri Voi pascete di fumo i liberali E d’arrosto.... quegli altri.
Ma v’è chi dice — Ecco, Bisanzio ancora Con le ciarle si regge Dei cento legulei della malora Che gli falsan la legge.
Lasciamoli cianciar del più e del meno, Lasciamoli garrire; Noi guardiamo più in alto, ad un sereno, Ad un santo avvenire.
Noi guardiamo più in alto e questa bassa Miseria non ci tange, Con ben altra eloquenza il cor ci passa La voce di chi piange!
Ma quando il pianto cesserà e verranno Ben altre feste, allora Quelle coltri lassù riscalderanno Il letto a chi lavora. —