Italian poem
VII
E pur mi sento nel cervello anch’io Qualche cosa che vive e che lavora, E pur quest’aura che il mio volto sfiora L’alito par dell’agitante Iddio!
Talor, cedendo a’ sogni miei, m’avvio Per floridi sentier che il mondo ignora; Salgono i canti alle mie labbra allora E spero e credo dell’ingegno mio.
Ma quando il dubbio mi risveglia, quando Via per la nebbia del mattin tranquille Sfuman le larve che seguii sognando,
Colle man mi fo velo alle pupille E mi guardo nel core e mi domando: Sono un poeta o sono un imbecille?