Italian poem
VII
Nella profonda tenebra passava il disperato urlo del vento; sulla terra pesavano la neve, la miseria e lo spavento,
quando una fiamma vivida arse nel ciel come una immensa face e un santo coro d’angeli cantò: «a Dio gloria ed alla terra pace!»
Lieti i pastor salirono sotto quel lume per la via deserta e doni assai recarono, poichè fede non v’ha senza l’offerta.
Ma quando i Magi udirono l’inno di pace andar per l’universo, ebber paura e dissero: «Se l’inno canta il vero, il regno è perso!»
E sui cammelli posero molt’oro, poca mirra e meno incenso ed a Betlemme vennero in carovana, pel deserto immenso.
Giunti i Re dentro al misero presépe, albergo dell’Amor divino, i doni anch’essi offrirono, adorando la Madre ed il Bambino:
ma pur curvati ed umili, volsero gli occhi attentamente intorno e, visto quel che vollero, ripresero la via col nuovo giorno
e consolati dissero: «Finchè l’asin digiuna e il bue lavora, per noi non c’è pericolo e i nostri figli regneranno ancora!»