Italian poem
VI
Si fractus illabatur orbis Impavidum ferient ruinae.
Vieni Nerina! Siediti Lieta sui miei ginocchi E ti scintilli cupida, La voluttà negli occhi;
Vieni, ed il collo cingimi Con le soavi braccia, Io nel tuo sen che palpita Nasconderò la faccia.
Squarci la terra i fumidi Visceri suoi profondi. Crollino i cieli e riedano Infranti al nulla i mondi,
A me non cal! Se il roseo Labbro sul labbro mio Serri, Nerina, impavido Sfido la morte e Dio.