Italian poem
XI
Nell’arso mezzodì, nella feroce vampa del sol che brucia e par che getti fiamme sul mondo, parlano gl’insetti cautamente fra loro e sottovoce;
e dicon: sia lodato il sol che cuoce dell’uom le membra, le campagne e i tetti, poi che viver ci fa senza sospetti del pericolo nostro e non ci nuoce.
L’uomo riposa ed or non ci molesta con la falce ne’ prati o nelle messi e il suo terribil piè non ci calpesta.
Peccato il nascer piccoli e dimessi! Fossimo grandi, o sorte disonesta, noi non vivremmo timidi ed oppressi!
Ma un saggio scarabeo che discendeva dagli adorati scarabei d’Egitto e l’uomo e i fatti suoi ben conosceva, pallottole facendo a suo profitto,
Disse: o popol minuto, e che rileva il chiacchierar di torto e di diritto, quando, se alcuno a ragionar si leva, viene la forza che lo fa star zitto?
Che importa all’uomo della nostra razza? Ei sortì da natura il cor brutale e la speranza di mutarlo è pazza.
L’uomo non ha pietà dell’animale. Guardate come frusta e come ammazza fino il prossimo suo! Dico il maiale.