Versos Italian Olindo Guerrini XII

Italian poem

XII

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Disse Noemi: «O nuora, «le mie parole ascolta. «Nella tua chioma folta «la giovinezza odora, «sul fior della tua bocca «la voluttà s’accende «e dalla colme bende «candido il sen trabocca.

«Beato chi sul bianco «tuo viso avrà la faccia, «chi cingerà le braccia «al tuo superbo fianco! «No, puro fior di neve, «no, vivo fior di rosa, «la tua beltà, nascosa «così, morir non deve!

«Se Iddio non ci concesse «delle dovizie il dono, «vedi quei campi? Sono «pingui di bionda messe «e, se li vuoi, sagace «l’arte d’averli trova, «poichè beltà non giova «se nell’inopia giace».

E Ruth mondò nel fonte le rigogliose forme, torse la treccia enorme come corona in fronte, al mobil fianco cinse larga la fascia bruna ed a cercar fortuna mossa da Dio s’accinse.

Arse dai raggi estivi tacean le fronde stanche, dormìan le agnelle bianche al rezzo degli ulivi, ombre chiedeano ai muti boschi le cavriole, era al meriggio il sole e i campi eran mietuti,

allor che Ruth discese giù dal pendìo deserto e sovra il piano aperto l’avido guardo stese. Rattenne il passo, intenta a noverar le biche delle recise spiche, poi seguitò contenta.

Ridea la giovanetta col labbro e le pupille, sonavano le armille sulla caviglia schietta, e le diè un balzo il core e le diè l’occhio un lampo quando scoprì nel campo la tenda del signore.

Al piano addormentato cauto lo sguardo volse, il breve pie disciolse dal sandalo annodato, gittò la negra benda che la stringea sull’anca e seminuda e bianca entrò sotto la tenda.

Oh, il bel meriggio! Ardeva il sol nel chiaro azzurro, nè un soffio, nè un susurro sull' arso pian fremeva e sulle stoppie gialle gli stanchi buoi posando sognavan, ruminando, il buio delle stalle.

Oh, il bel meriggio! Ascoso, al cor giungeva un senso grave, solenne, immenso, di calma e di riposo. Immersa in un languore di voluttà infinita parea dormir la vita, ma non dormìa l’amore.

Popol di Dio, riposa nel sonno tuo profondo; sul talamo fecondo ecco salì la sposa! Oh il bel meriggio! Hai chiesto e Dio t’ha benedetto, poichè sul santo letto il Patriarca è desto.

Ma quando un roseo velo, come un vapor di gemme, sui colli di Betlemme mutò colore al cielo, Ruth, con le gote accese e il petto ansante ancora, verso la sua dimora lenta il cammin riprese

e al tetto suo venuta, pensando al dì trascorso sentì come un rimorso della virtù perduta, e ricordò il marito a cui le braccia aperse quando se stessa offerse sul talamo fiorito.

E Ruth disse a Noemi: «Ecco, io ti tenni fede. «Quei campi son mercede «ai favor miei supremi; «ma se le spighe d’oro «ti porto fra le braccia, «come alzerò la faccia «innanzi al Dio che adoro?»

Disse Noemi: «Bada «non fu il consiglio mio, «ma fu il voler di Dio «che ti segnò la strada. «L’ombra del sacro ulivo «coperse il fior di rosa «e nel tuo sen di sposa «il Re di Giuda è vivo!»