Italian poem
XIII
Lenta nei lunghi secoli la dea Giustizia incede, ma dove pone il piede germoglia in pace il grano e le messi maturano pingui al lavoro umano.
Lente le idee si movono, ma noi moviam con loro. compagni nel lavoro e nell’amor fratelli. Sono le idee che vincono le idee, non i coltelli.
E ahimè. Tra i sogni torbidi della pazzia tu vedi l’odio soltanto e credi tra il sangue esser più forte se uccidi per uccidere e scherzi con la morte!
Ah no, tu l’orde d’Attila re dominar dovevi se ai deboli volevi col ferro impor la fede, se il laccio del carnefice strozza chi a te non crede!
Furtivo nelle tenebre rechi la morte e il foco e scavi a poco a poco sotto il terren la mina, che inghiottirà i cadaveri nell'ampia sua rovina.
E che? Mostri di Ninive. Templi d’Assùr lucenti, superbie di possenti, torri adunate a stuolo, chi vi ridusse in polvere, chi vi spazzò dal suolo?
Non fu la rabbia o l’impeto della vendetta bieca, non fu la forza cieca che vi schiantò dal fondo, ma un solo raggio, un palpito d’amor che scosse il mondo!
Lungi di qui la livida ira ed i sogni orrendi! Negli ipogei discendi tra i mostri e le chimere. Giustizia e non carnefici, questo dobbiamo volere!