Italian poem
XXIII
Nella valle giudea di Giosafatte, nel dì che nuda mostrerem la pelle, vescovi (che bellezza!) e pecorelle, vecchie fetenti e giovani ben fatte,
in quel rimescolio di tante schiatte diverse di colori e di favelle se Dio n’aiuti, ne vedrem di quelle da restar con le ciglia esterrefatte!
Come? Il vivo color di quella faccia ci parve giovinezza e fu pittura? Come? Il tumido sen fu carta straccia?
Come? Colui che già facea paura scagliando l’anatema e la minaccia, era fatto con questa architettura?
E peggio poi sarà quando vedremo non solo ignuda la mortal carogna, ma l’anima salir come alla gogna senza l’ipocrisia d’un velo estremo,
e dolorosa innanzi a noi l’udremo intera confessar la sua vergogna scoprendoci il mister della menzogna ch’ebbe l’impero e meritava il remo.
Oh, sciagurato allor chi la mercede numerò del peccato e fu convinto che ben s’acquista in vendicar la Fede!
Oh, nel giorno tremendo e nel recinto della valle fatai, per chi ci crede, misero il vincitor, beato il vinto!