Versos Italian Olindo Guerrini XXIV

Italian poem

XXIV

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Che gli giovò l’oltracotante possa del pugno audace e forte? Guardatelo calar giù nella fossa sacro alla mala morte,

guardatelo sparir, triste rovina d’una bugiarda gloria, censurato pigmeo che s’incammina ai limbi della storia.

Ecco, la dura fronte ormai curvata, lotta col sonno eterno, e la canizie sua contaminata trema sotto lo scherno.

E scherno ed ironia son le corone e gl’inni de’ seguaci, cui la vergogna del passato impone di rimaner mendaci.

Oh, se il morente all’opere nefande più non volge i pensieri, lasciatelo morir senza ghirlande e senza vituperi.

Lasciate seppellir tranquillamente il cencio imputridito, e l’ala dell’oblio copra clemente la tomba del fallito.

Fallito quando l’onor suo da prima si scontò sul mercato, e fallito all’orror d’Abba Carima che non ha mai pagato!

Se vanno in pace il ladro e la bagascia all’ultimo riposo, lasciamolo morir come si lascia morire il can rognoso.

Incoroni d’allòr l’oscena gogna chi volentier si prostra, e noi dimentichiam questa vergogna, che fu vergogna nostra.