Italian poem
XXIV
Poichè, Anfitrite, di lasciar ti piacque il tepor delle miti aure tirrene e l’incanto dell’acque che sanno la canzon delle Sirene,
visita dunque l’iperboreo gelo dove il pallido sol male tramonta e sotto al plumbeo cielo le nevi eterne senza umana impronta.
Di Novelle Nereidi e di Tritoni non conosciuti ancor vedrai le schiere, i candidi alcioni, i trichechi giganti e l’orche nere.
Ivi nel balenar di strane aurore coronata sarai del mar regina e nel rosso bagliore biancheggerà la forma tua divina.
Va, poichè la canzon delle Sirene più sul tuo mar natio non alza il volo, poichè Roma ed Atene sognan le freddolose arti del polo;
e non tornar mai più. Su questi liti inaridì spregiato il fior dei canti, gli Dei sono fuggiti, veleggiano il tuo mar solo i mercanti.