Versos Italian Olindo Guerrini XXIX

Italian poem

XXIX

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Diceva un Monsignor — «Se il calendario non segna una bugia, oggi è il Venti Settembre, anniversario solenne a Porta Pia.

Oggi l’alloro, l’inno e l’orifiamma trastullano i Romani ed oggi il Re spedisce il telegramma pei fogli di domani.

Come tutto mutò! L’istessà breccia che pareva un tracollo fu rovina di pietre alla corteccia che non toccò il midollo.

Prima, s’intende, facevamo i morti, ma lavorammo poi e quando i furbi se ne sono accorti, comandavamo noi.

Ma ce ne volle! I Santi e le Madonne furono il primo saggio, col Viva il Papa-Re delle pie donne giunte in pellegrinaggio.

Congressi, banche, fraterie, giornali, ci dieder poi buon frutto. Guadagnammo Consigli e Tribunali entrammo da per tutto.

Ora insegnam de’ framassoni ai figli di Don Bosco i prodigi e solitari a Mondragone i gigli cresciamo a San Luigi.

Ah, il vecchio regno, il piccioletto mostro, ormai chi più lo stima? Oggi l’Italia intera è regno nostro e stiam meglio di prima!

Manca soltanto un po’ d’Inquisizione, ma la vedremo presto.... Sia benedetta la rivoluzione, la breccia e tutto il resto!» —

Ah, Monsignore, attento alle voltate, se no l’asino casca. Di questo calmo ciel non vi fidate; può venir la burrasca.

Badate, Monsignor, che la grandezza non vi serva d’intoppo. Il soverchio tirar la corda spezza e voi tirate troppo.

Badate, Monsignor, che se a raccolta la vecchia tromba suona, se apriremo la breccia un’altra volta, sarà la volta buona!