Versos Italian Pietro Bembo Or che non s'odon per le fronde i venti

Italian poem

Or che non s'odon per le fronde i venti

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Or che non s’odon per le fronde i venti, né si vede altro che le stelle e ‘l cielo,

poi che scampo non ho dal mio bel sole, se non quest’un, del suo celeste lume conven ch’io parli, e come foco e ghiaccio fa di me spesso fuor d’usanza e tempo.

Forse fia questo aventuroso tempo a le mie voci, e gli amorosi venti, ch’io movo di sospiri al duro ghiaccio, faran del mio languir pietate al cielo: a Madonna non già, ché tanto lume a le tenebre mie non porta il sole.

Or dico che di me, sì come il sole muta girando le stagioni e ‘l tempo, fa l’altero fatal mio vivo lume: ch’or provo in me sereno, or nube, or venti, or pioggie, e spesso nel più freddo cielo son foco e nel più caldo neve e ghiaccio.

Foco son di desio, di tema ghiaccio, qualor si mostra agli occhi miei quel sole, ch’abbaglia più che l’altro, ch’è su in cielo: seren la pace e nubiloso tempo son l’ire e ‘l pianto pioggia, i sospir venti, che move spesso in me l’amato lume.

Così sol per virtù di questo lume vivendo ho già passato il caldo e ‘l ghiaccio, senza temer che forza d’altri venti turbasse un raggio mai di sì bel sole per chinar pioggia o menar fosco tempo, grazia e mercé del mio benigno cielo.

E prima fia di stelle ignudo il cielo e ‘l giorno andrà senza l’usato lume, ch’io muti stile o volontà per tempo;

né spero già scaldar quel cor di ghiaccio, per provar tanto, ai raggi del mio sole, foco, gelo, seren, nube, acque e venti.

Quanto soffiano i venti e volge il cielo, non vide il sol giamai sì chiaro lume, pur che ‘l ghiaccio scacciasse un caldo tempo.