Italian poem
Tomaso, i' venni, ove l'un duce mauro
by Pietro Bembo
Tomaso, i’ venni, ove l’un duce mauro fece del sangue suo vermiglio il piano, di molti danni al buon popol romano, cui l’altro afflitto avea, primo restauro.
Qui miro col piè vago il bel Metauro gir fra le piaggie or disdegnoso or piano, per mille rivi giù di mano in mano portando al mar più ricco il suo tesauro.
Talor m’assido in su la verde riva, e mentre di Madonna parlo o scrivo, ad ogni altro penser m’involo spesso.
Così con l’alma solitaria e schiva assai tranquillo e riposato vivo, sprezzando ‘l mondo, e molto più me stesso.
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- Son questi quei begli occhi, in cui mirando
- Speme, che gli occhi nostri veli e fasci
- Tanto è ch'assenzo e fele e rodo e suggo
- Tenace e saldo, e non par che m'aggrave
- Tosto che la bell'alba, solo e mesto
- Tosto che ‘l dolce sguardo Amor
- Trifon, che ‘n vece di ministri e servi
- Tutto quel che felice et infelice