Italian poem
Quando d'avverso Ciel stimai rigore
Quando d’avverso Ciel stimai rigore, Che un trono abbian negato a me gli Dei, Bella cagion de’ dolci affetti miei, Fu deliro amoroso, e n’ho rossore. Che reso oggetto allor del tuo favore, D’un regno io domator creder potrei, Qual son io ripensando, e qual tu sei, Gratitudine in te ma non amore. No, dello stato mio, Dei, non mi sdegno; Miglior sperarlo ad un mortal non lice: E l’umil sorte mia n’è appunto il pegno. Nice m’ama, io lo so, nè amar può Nice Altro in me che me solo. Ah che a tal segno Non rende un trono il possessor felice.