Versos Italian Pietro Metastasio Parte seconda

Italian poem

Parte seconda

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Piet.E

Gius.Qual terribil vendetta Sovrasta a te, Gerusalemme infida! Il Divino presagio Fallir non può. Già di veder mi sembra Le tue mura distrutte, a terra sparsi Gli archi, le torri: incenerito il Tempio, Dispersi i Sacerdoti, in lacci avvolte Le Vergini, le Spose: il sangue, il pianto Inondar le tue strade: il ferro, il foco Assorbire in un giorno De’ secoli il sudor: farà la tema Gli amici abbandonar: farà l’orrore Bramar la morte, e l’ostinata fame, Persuadendo inusitati eccessi, Farà cibo alle Madri i figli stessi. All’idea de’ tuoi perigli, All’orror de’ mali immensi Io mi agghiaccio, e tu non pensi Le tue colpe a detestar. Ma te stessa alla ruina, Forsennata, incalzi, e premi, E quel fulmine non temi, Che vedesti lampeggiar.                          All’idea, ec. Piet.Le minacce non teme Il Popolo infedel, perchè di Dio L’unigenita prole Non conosce in Gesù. Stupido! eppure In Betania l’intese Dalla gelida tomba Lazzaro richiamar. Vide a un suo cenno Sulle Mense di Cana Il cangiato liquor. Con picciol’esca Vide saziar la numerosa fame Delle Turbe digiune. Ah, di lui parli Di Tiberiade il Mare Stabile a i passi suoi. Parli di lui, Chi libera agli accenti Sciolse per lui la lingua Non usa a favellar: chi aprì le ciglia Inesperte alla luce. E se non basta La serie de’ portenti

A convincervi ancora, anime stolte; È la mancanza in voi, che in faccia al lume Fra l’ombre delirate, E per non dirvi cieche, empie vi fate. Se la pupilla inferma, Non può fissarsi al sole, Colpa del sol non è. Colpa è di chi non vede, Ma crede in ogni oggetto Quell’ombra, quel difetto, Che non conosce in se.                               Se, ec. Madd.Pur dovrebbe in tal giorno Ogn’incredulo cor farsi fedele. Gio:Quanto d’arcano, e di presago avvolse Di più secoli il corso, oggi si svela. Non senz’alto mistero Il sacro vel, che il Santuario ascose, Si squarciò, si divise Al morir di Gesù. Questo è la luce, Che al popolo smarrito Le notti rischiarò. Questo è la verga, Che in fonti di salute Apre i macigni. Il Sacerdote è questo Fra la vita, e la morte Pietoso mediator: l’arca, la tromba, Che Gerico distrugge: il figurato Verace Giosuè, ch’oltre il Giordano Di tanti affanni alla promessa terra Padre in un punto, e Duce La combattuta umanità conduce. Dovunque il guardo giro, Immenso Dio ti vedo, Nell’opre tue ti ammiro, Ti riconosco in me. La terra, il mar, le sfere Parlan del tuo potere, Tu sei per tutto, e noi Tutti viviamo in te.                               Dovunque, ec. Madd.Giovanni, anch’io lo so, per tutto è Dio, Ma intanto a i nostri sguardi

Più visibil non è. Dove è quel volto Consolator de’ nostri affanni? Il labbro, Che in fiumi di sapienza Per noi s’aprì? La generosa mano Prodiga di portenti? Il ciglio avvezzo A destarci nel seno Fiamme di carità? Tutto perdemmo Miseri al suo morire. Ei n’ha lasciati Dispersi, abbandonati, In mezzo a gente infida, Soli, senza consiglio, e senza guida. A i passi erranti Dubbio è il sentiero; Non han le stelle Per noi splendor. Siam naviganti Senza nocchiero, E siamo agnelle Senza Pastor.                                         A i passi, ec. Piet.Non senza guida, o Maddalena, e soli N’abbandona Gesù; nella sua vita Mille, e mille ci lascia Esempj ad imitar: nella sua morte Ci lascia mille, e mille Simboli di virtù: le sacre Tempie Coronate di spine, i rei pensieri Insegnano a fugar. Dalle sue mani Crudelmente trafitte L’avare voglie ad abborrir s’impara. È la bevanda amara Rimprovero al piacer. Norma è la Croce Di tolleranza infra i disastri umani. Che da lui non s’apprende? In ogni accento, In ogn’atto ammaestra. In lui diviene L’incredulo, fedele; L’invido, generoso; ardito, il vile; Cauto, l’audace, ed il superbo, umíle. Or di sua Scuola il frutto Vuol rimirar in noi. Da noi s’asconde Per vederne la prova. E se vacilla La nostra speme, e la virtù smarrita,

Tornerà, non temete, a darne aíta. Se a librarsi in mezzo all’onde Incomincia il fanciulletto, Colla man gli regge il petto Il canuto nuotator. Poi si scosta, e attento il mira; Ma se tema in lui comprende, Lo sostiene, e lo riprende Del suo facile timor.                                    Se, ec. Madd.Ah, dal felice marmo Presto risorga. Gio:                              Ei sorgerà. Saranno Questi oggetti d’affanno Oggetti di contento. Gius.                                        Al suo sepolcro Verranno un dì, verranno Supplici i Duci, e peregrini i Regj. Piet.Sarà l’eccelso Legno A i fedeli difesa, All’Inferno terror, trionfo al Cielo. Madd.Da quest’arbore ogni alma Raccoglierà salute. Gius.                                        In questo segno Vinceranno i Monarchi. Gio:                                                  Appresso a questo Trionfante Vessillo All’acquisto del Ciel volger i passi La ricomprata umanità vedrassi. Coro.Santa speme tu sei Ministra all’Alme nostre Del Divino favor. L’amore accendi, La Fede accresci, ogni timor disciogli. Tu provida germogli Fra le lagrime nostre; e tu c’insegni Ne’ dubbi passi dell’umana vita, A confidar nella celeste aíta.