Versos Italian Pietro Metastasio Parte prima

Italian poem

Parte prima

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D

Ma qual dolente stuolo S’appressa a me! si chieda Del mio Signor novella, oh Dio, che in vece Di ritrovar conforto, Temo ascoltar chi mi risponda, è morto. Coro de’ segu.          Quanto costa il tuo delitto Sconsigliata Umanità! Parte del coro.          All’idea di quelle pene, Che il tuo Dio per te sostiene, Tutto geme il mondo afflitto, Sola tu non hai pietà. Coro de’ segu.          Quanto costa il tuo delitto Sconsigliata Umanità! Piet.Maddalena, Giovanni, Giuseppe, Amici, il mio Gesù respira? O pur fra i suoi Tiranni... Ah, voi piangete, In quel pallore, in quelle, Che dalle stanche ciglia Tarde lagrime esprime il lungo affanno, Veggo tutto il mio danno, Leggo l’orror di questo dì tremendo. Ah! tacete, tacete; intendo, intendo. Madd.          Vorrei dirti il mio dolore, Ma dal labbro i mesti accenti Mi ritornano sul core Più dolenti A risuonar. Ed appena al seno oppresso È permesso L’interrotto sospirar.                               Vorrei, ec. Giov:O più di noi felice Pietro, che non mirasti L’adorato Maestro in mezzo agli empi Tratto al Preside ingiusto: ignudo a i colpi De i flagelli inumani Vivo sangue grondar: trafitto il capo Da Spinoso Diadema: avvolto il seno Di Porpora ingiuriosa: esposto in faccia All’ingrata Sionne: udir le strida, Soffrir la vista, e tollerar lo scorno Del popol reo, che gli fremea d’intorno. Gius.Chi può ridirti, oh Dio

Qual divenne il mio cor, quando, inviato Sul Calvario a morire, io lo mirai Gemer sotto l’incarco Del grave tronco, e per lo sparso sangue, Quasi tremula canna Vacillare, e cader! corsi, gridai: Ma da’ fieri Custodi Respinto indietro, al mio Signor caduto Apprestar non potei picciolo ajuto. Torbido mar, che freme, Alle querele, a i voti Del Passeggier, che teme Sordo così non è: Fiera così spietata Non han le Selve Ircane, Gerusalemme ingrata, Che rassomigli a te.                              Torbido, ec. Piet.O barbari! o crudeli! Madd.                                        Ah, Pietro, è poco A paragon del resto Quanto ascoltasti. Gio:                                        Oh se veduto avessi Come vid’io, sul doloroso monte Del mio Signor lo scempio! altri gli svelle Le congiunte alle Piaghe Tenaci spoglie: altri lo preme, e spinge, E sul tronco disteso Lo riduce a cader: questi s’affretta Nel porlo in Croce, e gl’incurvati Chiodi Va cangiando talor: quegli le membra Traendo a forza al lungo tronco adatta, Chi stromenti ministra, Chi s’affolla a mirarlo, e chi sudando Prono nell’opra infellonito, e stolto Dell’infame sudor gli bagna il volto. Come a vista di pene sì fiere Non v’armaste di fulmini, o sfere, In difesa del vostro Fattor! Ah, v’intendo, la mente infinita La grand’opra non volle impedita, Che dell’Uomo compensa l’error.                Come, ec.

Piet.E la Madre fra tanto In mezzo all’empie squadre, Giovanni, che facea? Gio:                                             Misera madre! Madd.Fra i perversi Ministri Penetrar non potea: ma quando vide Già sollevato in Croce L’unico Figlio, e di sue membra il peso Sulle trafitte mani Tutto aggravarsi; impaziente accorre Di sostenerlo in atto; il tronco abbraccia, Piange, lo bacia, e fra i dolenti baci Scorre confuso intanto Del Figlio il Sangue, e della Madre il pianto. Potea quel pianto, Dovea quel sangue Nel cor più barbaro Destar pietà. Pure a que’ Perfidi Maria, che langue, È nuovo stimolo Di crudeltà.                                         Potea ec. Piet.Come inventar potea Pena maggior la crudeltade Ebrea! Gius.Sì, l’inventò. Del moribondo Figlio Sotto i languidi sguardi Dal tronco, a cui si stringe, L’addolorata Madre è svelta a forza. A forza s’allontana, Geme, si volge, ascolta La voce di Gesù, che langue in Croce, E s’incontran gli sguardi. Oh sguardi! O voce! Piet.Che disse mai? Gio:                              Dall’empie Turbe oppressi Me vide, e Lei. Fra i suoi tormenti intese Pietà de’ nostri, e alternamente allora L’uno all’altra accennando Colla voce, e col ciglio, Me provide di Madre, e Lei di Figlio. Piet.          Tu nel duol felice sei, Che di Figlio il nome avrai

Sulle labbra di Colei, Che nel seno un Dio portò. Non invidio il tuo contento: Piango sol, che il fallo mio (Lo conosco, lo rammento) Tanto ben non meritò.                               Tu ec. Gio:Dopo un pegno sì grande, D’Amore, e di Pietà pensa qual fosse, Pietro, la pena mia. Veder l’amara Bevanda offerta alla sua sete: udirlo Nell’estreme agoníe, TUTTO È COMPITO Esclamare altamente, e verso il petto Inclinando la fronte Vederlo in faccia alle perverse squadre Esalar la grand’Alma in mano al Padre. Piet.          Vi sento, oh Dio, vi sento Rimproveri penosi Del mio passato error. Mad.          V’ascolto, oh Dio, v’ascolto Rimorsi tormentosi Tutti d’intorno al cor. Piet.          Fu la mia colpa atroce. Mad.          Fu de’ miei falli il peso, a 2.│          Che ti ridusse in Croce, │          Offeso mio Signor. Mad.          A tanti tuoi martiri Ogni astro si scolora, Piet.          E soffri, ch’io respiri, Mad.          E non m’uccidi ancora, a 2.               Debole mio dolor!                               Vi, ec. Coro.Di qual sangue, o Mortale, oggi fa d’uopo Quella macchia a lavar, che dall’impuro Contaminato fonte in te deriva! Ma grato, e non superbo Ti renda il beneficio: eguale a questo L’obbligo è in te. Quanto è più grande il dono, Chi n’abusa, è più reo. Pensaci, e trema. Del Redentor lo scempio, Porta salute al giusto, e morte all’empio.